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In "Close to the Gates of Dawn" la trama
è esclusivamente un mero pretesto per allestire un irriverente teatrino
del delirio, sul cui palcoscenico fanno la loro comparsa personaggi improbabili
quanto surreali (o "surrenali" come terrebbe a ribadire lo stesso
Corvaro). Questi oscuri individui, come gli stessi autori li definiscono, passano
da una scena all'altra movendosi alquanto casualmente e inconsapevolmente, ognuno
svolgendo una vita propria e indipendente.
Si ha quasi l'impressione che di tanto in tanto vengano disturbati da alcuni
strani accidenti, la cui somma costituisce l'arcano intreccio di tutta la vicenda.
E' pertanto inutile tentare di costruire un'ermeneutica del racconto o
di ricercare un messaggio celato fra le righe: ciò che conta sono altresì
le singole situazioni, le atmosfere e le tante allucinazioni. L'imperativo è
quello di godere (nei limiti dell'opera) di ogni singola scena per la sua intrinseca
valenza estetica, o quello di lasciarsi andare ad una colonna sonora che la
fa da padrona senza porsi troppi come e perché. Inoltre è interessante
notare come da un punto di vista tecnico vi sia quasi un paradosso. Infatti,
già ad una prima occhiata, emerge palesemente che l'opera sia stata realizzata
con mezzi molto amatoriali (girato interamente con un'unica videocamera Hi-8),
ciò nondimeno ci si trova ad assistere ad effetti visivi di pregevole
fattura. In breve una pellicola pregna di quell'atmosfera di fresca goliardia,
sempre presente in fase di lavorazione, che potrà divertire lo spettatore
che riesca a coglierla.
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