Alexander


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Proposto da shaggs



"Questo film è la combinazione della mia fottutissima vita e me l'hanno ucciso. E' come se avessero attaccato il meglio di me. C'è tanta gente in America che non è andata al cinema a vederlo perché ha creduto alle recensioni". OLIVER STONE


Dopo le critiche (più o meno intelligenti…) che l’hanno preceduto, finalmente è uscito nei cinema “Alexander”.
Premessa: è un film di Oliver Stone.
E’ bene tenere a mente questo dettaglio quando si entra in sala, perché se vi aspettate “Il Gladiatore” o “Troy”…bè, rimarrete spiazzati (come è accaduto a molti spettatori “impreparati”).
Questo “Alexander”, infatti, è un kolossal atipico, un “oggetto strano”, difficile da classificare: sicuramente si tratta di cinema di serie A. Oliver Stone dirige con maestria un genere che non gli è congeniale, ma ci mette tantissima passione, visto che si tratta di un progetto che (parole sue) voleva realizzare da trent’anni. Ma andiamo per ordine: la storia, innanzitutto.
“Alexander” narra le gesta (solo le più importanti) del re macedone Alessandro (Colin Farrell) detto il Grande, perché fu il più grande condottiero di tutti i tempi: morì all’età di soli 32 anni (in circostanze più o meno misteriose), senza aver mai perso una battaglia e dopo aver conquistato a soli 25 anni quasi tutto il mondo allora conosciuto. Nella sua vita, fondamentali furono la figura della madre Olympia (Angelina Jolie), appassionata di serpenti, seguace delle “sette” dionisiache e dei riti esoterici e la costante presenza del suo “amico” d’infanzia Efestione (Jared Leto), che con amore gli sarà fianco a fianco per tutta la vita ed in ogni battaglia.
Il film prende inevitabilmente in considerazione solo gli eventi principali della vita del condottiero macedone: la sua educazione mistica e spirituale, da parte della madre e del filosofo Aristotele, l’amicizia con Efestione, il difficile rapporto con il suo burbero padre, il prode re Filippo (Val Kilmer), la fedele amicizia che nasce con il cavallo Bucefalo (che lo porterà in groppa fino alla fine e contro ogni avversità), il matrimonio con la barbara Roxane e le due battaglie (ne condusse circa una cinquantina) più memorabili: quella di Gaugamela, contro il re persiano Dario III e quella in India contro gli elefanti del re Poros, forse la battaglia più sanguinosa dell’antichità.
In verità, questi eventi sembrano fare da sfondo alle vicende umane di Alessandro il sognatore, Alessandro l’immortale, Alessandro il figlio di Zeus, Alessandro l’uomo. Oliver Stone, infatti, ha voluto soffermarsi soprattutto sugli aspetti umani e mistici di questo affascinante condottiero, farcendo il film di simbologie e momenti più o meno visionari, che restituiscono il personaggio a quella dimensione mitica e ultraterrena cui di diritto appartiene (ma sempre con attenzione alla storia…)

Le sequenze delle due battaglie sono impressionanti, ma ad affascinare maggiormente è la resa del conflitto interiore che infiamma l’animo di Alessandro: un sognatore, un idealista, un utopista, un personaggio mistico, sempre alla scoperta dell’ignoto e in eterno conflitto con sé stesso.

Stone mette in risalto tutte le sfaccettature del condottiero macedone, (compresa la sua, badate bene, “pansessualità”): ad Alessandro interessava l’IDEA di libertà, l’IDEA di potere, l’IDEA di grandezza, di raggiungere l’irraggiungibile, di arrivare ai confini del globo, dove nessun altro era mai giunto prima.
Alla fine, l’aspetto che Stone vuole fare emergere maggiormente è quello di un uomo libero, un cittadino del mondo, che non si pone limiti (geografici, culturali, sessuali…), che va sempre avanti, non si ferma mai, ponendosi di volta in volta obiettivi sempre più irraggiungibili: un uomo che ha importato il modello ellenico dovunque è andato, senza mai imporlo, bensì facendolo sposare con la cultura e le tradizioni dei popoli conquistati.
Oliver Stone rende tutto questo con calma, con il suo (tipico) approccio documentaristico, fregandosene altamente dei tempi della narrazione cinematografica, indi per cui il suo film è stato incredibilmente stroncato, senza nessuna possibilità di riscatto, dalla critica di tutto il mondo ( “è pesante, prolisso e poco coinvolgente…”): in verità, Stone non ammicca mai allo spettatore, tantomeno ai gusti di questi critici bacchettoni, invece segue la sua strada e realizza il suo film, mostrando coraggiosamente le cose per quello che furono, con il suo stile controverso e un po’ discontinuo, senza romanzare la storia più del necessario (è un difetto questo?).
Quanto alle accuse sulla bisessualità del condottiero macedone, esse non sono altro che la riprova dell’ignoranza e del perbenismo ipocrita e bigotto degli americani e, nel nostro caso, del provincialismo latente nel cervello degli Italiani. Tra l’altro, il grande regista americano ha affrontato l’aspetto sessuale con molto tatto, lasciando intendere, ma senza mostrare mai niente, con molta delicatezza, evitando qualsiasi volgarità: tutto sembra molto naturale (e abbastanza pudico alla fine).
Ora, a parte la coraggiosa e “atipica” (per il genere) regia di Stone, di cui si potrebbe discutere per ore, è il caso di tessere qualche lode anche per il cast. Angelina Jolie (forse un po’ troppo giovane per il ruolo di Olympia), è abbastanza accettabile, o per lo meno sembra essere in parte; il redivivo Val Kilmer nel ruolo di Re Filippo, gigioneggia alla grande, a dimostrazione di quanto quest’attore venga oggi “sotto-utilizzato”: era dai tempi di “The Doors”, sempre di Stone (un caso?), che non entrava più così nel personaggio, peccato solo che stavolta si tratti di un ruolo breve, comunque davvero intenso. Con mestiere ed eleganza, se la cava anche il grande Anthony Hopkins (il vecchio Tolomeo) nelle vesti di narratore. Infine Colin Farrell: che dire? Supera sé stesso, recitando come un attore consumato (ed è giovanissimo!): calato perfettamente nel ruolo del condottiero macedone e sempre padrone della scena, regala un’interpretazione sopra le righe, maiuscola, teatralmente tragica e appassionata. Quanto ai costumi e le scenografie, naturalmente tutto è stato ricostruito meticolosamente, con la solita maniacale scrupolosità che contraddistingue i lavori di Stone, soprattutto quando si tratta di film biografici.
Tutto all’altezza, anzi oltre le aspettative, forse “troppo oltre” per i molti detrattori. Perché, signori, checché se ne voglia dire, questo “Alexander” è un film di Oliver Stone a 10 carati, un “kolossal d’autore”, documentaristico e visionario al medesimo tempo, su uno dei personaggi storici più affascinanti e controversi mai esistiti.
Diretto ed interpretato benissimo, quindi incompreso dal pubblico e odiato dalla critica. Musiche di Vangelis.
Luca Dag, 24 anni


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